Nonostante tutto, il mondo

Ci sono canzoni che non servono a fuggire dal mondo, ma a ricordarti che esiste ancora qualcosa che vale la pena salvare.
What a Wonderful World di Louis Armstrong è una tregua dentro il rumore del presente: una voce roca e piena di umanità che continua a parlare di alberi, cieli, gentilezza e meraviglia mentre tutto intorno sembra andare in pezzi. Una storia in vinile sulla sensibilità, sulla bellezza che resiste e sulla necessità, oggi più che mai, di restare umani.

Una donna fuori posto

Ci sono donne che imparano presto a comportarsi nel modo giusto.

E poi ce ne sono altre che passano la vita a imitare la normalità per non sentirsi escluse dal mondo.

La ragazza del convenience store di Sayaka Murata racconta proprio questo: la stanchezza di dover interpretare continuamente una parte per essere considerati accettabili. Un romanzo disturbante, ironico e dolorosamente umano, che parla di tutte le volte in cui abbiamo cercato di sembrare ciò che non eravamo.

Crêuza de mä e quel mare che mi appartiene

Alcune canzoni riescono a diventare paesaggio interiore. Crêuza de mä di Fabrizio De André per me è questo: il mare d’inverno, i caruggi, il vento nei vicoli e quella sensazione di appartenenza che solo certi luoghi sanno lasciare addosso.

Tenera è la notte

In Tenera è la notte tutto scintilla: il mare della Costa Azzurra, il jazz nelle sere d’estate, la bellezza fragile di Dick e Nicole Diver. Poi lentamente la luce cambia. Fitzgerald racconta il disfacimento con una grazia malinconica che continua a brillare anche dopo l’ultima pagina.

I’d rather go blind e la bellezza delle anime ferite

Un sabato sera, la puntina che scende sul vinile e la voce di Etta James che trasforma il dolore in qualcosa di profondamente umano. I’d Rather Go Blind non è solo una canzone d’amore perduto: è una ferita che diventa carezza, una crepa che si trasforma in poesia. Una storia in vinile sul soul, sulle anime ferite e sulla musica che riesce ancora a salvarci.

La figlia di nessuno

Aveva tredici anni, una valigia stretta in mano e un sacco pieno di scarpe.
Dall’altra parte della porta c’era una famiglia che avrebbe dovuto chiamare “casa”, ma che non conosceva affatto.

L’Arminuta è il racconto feroce e struggente di una figlia restituita al mondo due volte, e per due volte lasciata sola.

Ci sono libri che non si leggono soltanto.
Ti attraversano come una crepa che si allarga piano.

Il lutto prima del lutto

Si può perdere una madre molto prima che muoia. Io l’ho imparato il giorno in cui mi hai guardata senza riconoscermi. Ricordo ancora l’esatto istante in cui mi hai chiamata “mamma“: è stato come se un pugno invisibile mi accartocciasse lo stomaco. Come posso spiegare quella sensazione? Come posso spiegare quel sorriso smarrito in un […]

Le fotografie che non smettiamo di guardare

A vent’anni pensi che alcuni amori siano per sempre. Poi finisce. E ti ritrovi con una stanza piena di silenzio e un cuore che non riconosci più. Ma ci sono canzoni che non cercano di salvarti. Restano lì, accanto al dolore, e ti tengono la mano finché quel vuoto smette di far paura.

Lungo la strada degli ultimi

Una strada piena di polvere.
Un camion carico di vite ammassate.
Una famiglia che lascia la propria casa inseguendo una promessa chiamata California.

Ma Furore di John Steinbeck non racconta soltanto la fame e la miseria della Grande Depressione.

Racconta cosa resta degli esseri umani quando il mondo smette di avere un posto per loro

Non appartengo a questo posto

Per anni ho pensato di essere sbagliata.
Troppo sensibile.
Troppo attraversata dalle cose.
Troppo diversa da un mondo che sembrava parlare una lingua incomprensibile.

Poi una canzone dei Radiohead è tornata a bussare alla mia porta dopo anni di silenzio.

E ho capito che forse il problema non era essere “troppo”.

Forse il problema era aver passato metà della vita a cercare di diventare qualcuno che non ero.