Si può perdere una madre molto prima che muoia. Io l’ho imparato il giorno in cui mi hai guardata senza riconoscermi. Ricordo ancora l’esatto istante in cui mi hai chiamata “mamma“: è stato come se un pugno invisibile mi accartocciasse lo stomaco. Come posso spiegare quella sensazione? Come posso spiegare quel sorriso smarrito in un […]
Le fotografie che non smettiamo di guardare
A vent’anni pensi che alcuni amori siano per sempre. Poi finisce. E ti ritrovi con una stanza piena di silenzio e un cuore che non riconosci più. Ma ci sono canzoni che non cercano di salvarti. Restano lì, accanto al dolore, e ti tengono la mano finché quel vuoto smette di far paura.
Lungo la strada degli ultimi
Una strada piena di polvere.
Un camion carico di vite ammassate.
Una famiglia che lascia la propria casa inseguendo una promessa chiamata California.
Ma Furore di John Steinbeck non racconta soltanto la fame e la miseria della Grande Depressione.
Racconta cosa resta degli esseri umani quando il mondo smette di avere un posto per loro
Non appartengo a questo posto
Per anni ho pensato di essere sbagliata.
Troppo sensibile.
Troppo attraversata dalle cose.
Troppo diversa da un mondo che sembrava parlare una lingua incomprensibile.
Poi una canzone dei Radiohead è tornata a bussare alla mia porta dopo anni di silenzio.
E ho capito che forse il problema non era essere “troppo”.
Forse il problema era aver passato metà della vita a cercare di diventare qualcuno che non ero.
Le crepe non fanno rumore
Ci sono vite che sembrano perfettamente al loro posto.
Giornate ordinate, gesti ripetuti, abitudini che non cambiano.
Tutto scorre senza attrito, senza crepe visibili.
Poi qualcosa si sposta.
Non fuori.
Dentro.
In I fantasmi del cappellaio, Georges Simenon non racconta un delitto, ma il momento esatto in cui la normalità smette di reggere — e quello che emerge non ha bisogno di alzare la voce per disturbare.
Una storia che non cerca assoluzione — Nebraska
Ci sono dischi che non nascono per essere ascoltati, ma per essere attraversati.
Nebraska è uno di questi.
Registrato in una stanza, lontano da tutto ciò che ci si aspettava da Bruce Springsteen, questo album non cerca la perfezione, né la consolazione.
È un gesto ruvido, quasi ostinato: togliere invece che aggiungere, sottrarsi invece che esplodere.
E in quel vuoto — fatto di voce, silenzio e storie senza redenzione — resta una domanda che non smette di vibrare.
Cosa succede quando la verità non è più sopportabile da addolcire?
Quando sapere significa perdere
Non è una storia di riscatto.
È una storia di distanza.
E di tutto quello che resta quando si sceglie di vedere.
Seduta sul bordo del tempo
Non tutte le canzoni portano altrove.
Alcune ti lasciano esattamente dove sei.
E lì, qualcosa cambia.
🌌 Costellazioni narrative
Quello che resta quando l’illusione si rompe Storie che si sfiorano, si incrinano, e continuano a parlarci anche dopo Ci sono sere d’inverno in cui il cielo è così limpido che sembra impossibile distogliere lo sguardo. Le stelle appaiono una a una, lontanissime, isolate…eppure, ad un certo punto, qualcosa cambia. Non è il cielo.Siamo noi. […]
🗺️Geografie interiori
Ci sono luoghi da cui non si torna davvero.
Procida è uno di questi.
In L’isola di Arturo, Elsa Morante racconta l’infanzia come un incanto destinato a spezzarsi, e la crescita come uno strappo inevitabile.
Un romanzo che resta addosso, come il mare: silenzioso, profondo, impossibile da dimenticare.
