Io vedo ancora orizzonti

Ci sono canzoni che ci accompagnano per anni senza che ce ne accorgiamo davvero.

Restano lì, sullo sfondo di un film amato, di un ricordo lontano, di una scena che conosciamo quasi a memoria. Le ascoltiamo decine di volte e pensiamo di averle comprese.

Poi un giorno accade qualcosa.

La vita compie uno dei suoi giri inattesi e quelle stesse note ci raggiungono in un punto diverso del cammino.

E improvvisamente parlano di noi.

Per molto tempo, per me, Moon River è stata la voce delicata di Audrey Hepburn affacciata alla finestra di un appartamento newyorkese. Una chitarra tra le mani, lo sguardo perso tra i tetti e quella grazia fragile che ha reso Holly Golightly uno dei personaggi più indimenticabili della letteratura e del cinema.

Era una canzone bellissima.

Ma non avevo ancora capito cosa stesse raccontando.

Con il tempo ho iniziato ad ascoltare le parole oltre la melodia.

E ho scoperto che Moon River non parla soltanto d’amore.

Parla di viaggio.

Di ricerca.

Di quel desiderio ostinato di continuare a guardare oltre la linea che separa ciò che conosciamo da ciò che ancora non sappiamo.

Forse è per questo che oggi mi emoziona così tanto.

Perché c’è una frase che da anni mi accompagna e che, in qualche modo, sento profondamente legata a questa canzone:

Io vedo ancora orizzonti dove tu disegni confini.

Non so se esista una definizione più precisa del modo in cui provo a stare al mondo.

Da bambina trasformavo il dolore in immagini che mi davano pace.

Da adulta ho impiegato molto tempo per capire che non ero sbagliata soltanto perché non riuscivo ad adattarmi a forme che non mi appartenevano.

I libri, la musica, la scrittura e perfino le crepe che la vita lascia dietro di sé mi hanno insegnato la stessa cosa: esiste sempre un altro modo di guardare.

Un’altra strada.

Un altro orizzonte.

Forse è questo che Holly Golightly continua a cercare per tutto il film.

Non una casa.

Non una persona.

Ma un luogo dell’anima in cui sentirsi finalmente libera.

E forse è ciò che cerchiamo un po’ tutti, anche quando non sappiamo dargli un nome.

Viviamo in un tempo che ama i confini.

Le etichette.

Le definizioni.

Le appartenenze.

Mi è sempre sembrato che Moon River raccontasse l’esatto contrario.

Parla di due viaggiatori che continuano a camminare.

Di una corrente da seguire.

Di un altrove che forse non raggiungeremo mai del tutto, ma che vale comunque la pena inseguire.

Perché smettere di guardare l’orizzonte significa rinunciare alla possibilità di stupirsi.

E forse anche a una parte di noi stessi.

Sul giradischi, stanotte: Moon River – Audrey Hepburn
🎙️ Colazione da Tiffany (1961)

La puntina si solleva lentamente dal vinile.

Fuori dalla finestra la notte continua il suo viaggio.

Da qualche parte, oltre il fiume, c’è ancora un orizzonte.

E io, ostinatamente, continuo a cercarlo.

Ora tutto è calmo.

Tutto è pace.

2 risposte a “Io vedo ancora orizzonti”

  1. Grande tenerezza Moon river. 🙂

    1. Meravigliosa 💗

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