Ho cambiato idea sulla felicità

Ci ho messo più di quarant’anni a capire che non siamo obbligati a continuare ad amare ciò che ci rendeva felici a vent’anni.

Per molto tempo ho creduto che cambiare fosse una forma di tradimento.

Come se rinunciare a un’abitudine, a una stagione, perfino a un modo di stare al mondo significasse perdere una parte di me.

Poi ho scoperto che stava accadendo il contrario.

Stavo finalmente diventando me stessa.


Da ragazza aspettavo l’estate come si aspetta una promessa.

La immaginavo per mesi.

Aveva il sapore della libertà, delle giornate interminabili, della pelle salata, dei tuffi improvvisi in un mare che sembrava capace di lavare via ogni pensiero.

L’estate era la stagione in cui tutto sembrava possibile.

Poi qualcosa è cambiato.

E, come accade per le trasformazioni più profonde, non saprei dire quando.

Non esiste un giorno preciso in cui smettiamo di riconoscerci in ciò che siamo stati.

Succede lentamente.

La vita ci attraversa in silenzio.


Oggi il caldo mi stanca prima ancora del corpo.

Rallenta i pensieri.

Mi rende faticose perfino le cose che amo.

Ci sono sere in cui torno dal lavoro e l’unico desiderio è accendere il condizionatore e lasciarmi cadere sul divano.

A volte non riesco nemmeno a leggere.

E per una persona che ha sempre trovato nei libri il luogo in cui respirare, questa è forse la stanchezza che pesa di più.

Per molto tempo ho pensato che fosse colpa dell’estate.

Poi ho capito che non era cambiata lei.

Ero cambiata io.


Qualche giorno fa ho accettato l’invito della mia amica del cuore.

Sono tornata nella spiaggia attrezzata dove ho trascorso gran parte della mia adolescenza.

Gli stessi ombrelloni.

Le cabine.

Il bar.

Le docce.

Le tavolate apparecchiate.

La stessa allegria rumorosa che, un tempo, mi sembrava il ritratto perfetto delle vacanze.

Eppure io non c’ero più.

Non provavo fastidio.

Non provavo nostalgia.

Provavo soltanto la strana sensazione di essere diventata una persona diversa.

Osservavo quella folla e mi rendevo conto che non desideravo più nessuna di quelle comodità.

Non mi mancavano.

Semplicemente, non mi somigliavano più.


La mia estate oggi comincia molto presto.

Quando il sole non ha ancora deciso di essere feroce.

Quando sugli scogli ci sono solo il mare, il vento e qualche cormorano che apre lentamente le ali per asciugarle.

Mi immergo nell’acqua fredda.

Poi mi siedo.

Lascio asciugare la pelle all’aria.

Apro un libro.

Guardo i gabbiani attraversare il cielo e il mare respirare davanti a me.

E, senza sapere bene perché, torno a respirare anch’io.

Ho capito che non era il mare che cercavo.

Era il silenzio.

La possibilità di sentirmi parte di qualcosa che non aveva bisogno di intrattenermi.


Ho iniziato il percorso più importante della mia vita dieci anni fa.

Avevo già quarant’anni.

All’inizio pensavo di essere in ritardo.

Oggi penso che il cambiamento non abbia un’età.

Ha soltanto il coraggio che siamo disposti a concedergli.

Per anni ho immaginato il cambiamento come un traguardo.

Un punto d’arrivo.

Adesso lo vedo in un altro modo.

È un fiume.

Può scorrerti accanto per anni senza che tu decida di entrarci.

Oppure, un giorno, trovi il coraggio di lasciarti trasportare.

Ed è allora che scopri una cosa bellissima.

Non stai diventando qualcun altro.

Stai semplicemente lasciando andare tutto ciò che non ti appartiene più.


Molti anni fa qualcuno mi chiese di descrivere il luogo in cui mi sentivo davvero in pace.

Senza pensarci, parlai del mare all’alba.

Dei gabbiani.

Dei cormorani.

Dell’acqua che mi accoglieva senza chiedermi niente.

Solo oggi mi accorgo che, senza saperlo, stavo descrivendo la persona che sarei diventata.

Oggi scelgo ciò che, allora, era soltanto un’immagine. Non sapevo ancora che stavo immaginando la mia casa.

Scelgo il silenzio degli scogli invece del rumore.

Il vento invece dell’afa.

Un libro aperto sulle ginocchia.

Il mare quando è ancora mezzo addormentato.

Per anni ho creduto che crescere significasse aggiungere.

Più cose.

Più persone.

Più programmi.

Più aspettative.

Oggi so che, molto spesso, crescere significa togliere.

Togliere tutto ciò che non ci somiglia più.

Forse non ho cambiato idea sull’estate.

Ho cambiato idea sulla felicità.

Rispondi