LA BANDA DEI BROCCHI

Jonathan Coe, l’Inghilterra degli anni Settanta e una storia che arriva fino a noi

Gli anni Settanta inglesi li ho conosciuti da adulta, quando erano già diventati storia.

Li ho incontrati nei libri, nella musica, nelle fotografie, nei racconti di chi li aveva vissuti. Per ragioni anagrafiche non potevo esserci mentre quell’Inghilterra cambiava pelle: un Paese attraversato da conflitti sociali, scioperi, crisi economica, terrorismo e profonde trasformazioni culturali.

La banda dei brocchi di Jonathan Coe è stato uno dei romanzi attraverso cui, molti anni fa, sono entrata in quel mondo.

Era anche il mio primo incontro con Coe, ma quello che mi è rimasto non è tanto il ricordo dello scrittore quanto la sensazione di essere stata catapultata dentro un’epoca che conoscevo soltanto attraverso ciò che ne era rimasto: i dischi, le fotografie, i racconti, la Storia.

Coe sceglie di raccontarla attraverso quattro adolescenti e le loro famiglie.

Benjamin, Doug, Philip e Sean stanno crescendo nella Birmingham degli anni Settanta, mentre intorno a loro il Paese è attraversato da tensioni che sembrano troppo grandi per dei ragazzi: scioperi e conflitti sindacali, crisi economica, terrorismo dell’IRA, politica, trasformazioni della società.

La Storia, però, non arriva nel romanzo come una lezione. Entra nelle loro vite, passa attraverso i genitori, le discussioni in famiglia, la scuola, le amicizie, gli amori, le prime esperienze sessuali, le convinzioni politiche degli adulti. Soprattutto, passa attraverso quella sensazione tipica dell’adolescenza di vivere in un mondo che non si è ancora imparato a decifrare.

I ragazzi crescono mentre intorno a loro tutto sembra muoversi.

E c’è la musica: Clash, Sex Pistols, Black Sabbath, Hatfield and the North. Il punk che esplode, il progressive, la musica che diventa linguaggio generazionale, identità, appartenenza. Non è una semplice colonna sonora, è il rumore di un’epoca.

Persino il titolo originale del romanzo, The Rotters’ Club, è quello di un album degli Hatfield and the North, il gruppo progressive citato nel libro. Un dettaglio che racconta bene quanto profondamente la musica sia intrecciata alla vita di quei ragazzi.

La parte del romanzo che ricordo meglio, però, è quella in cui la morte entra nella loro storia.

Dei dettagli oggi conservo soltanto frammenti. Ricordo Lois, la sorella di Benjamin, dentro un locale di Birmingham. Ricordo la bomba dell’IRA. Ricordo che era giovanissima. Ma, soprattutto, ricordo quello che ho provato leggendo quelle pagine.

Fino a quel momento stai seguendo una storia di adolescenti: la scuola, le amicizie, la musica, l’amore, il sesso, le famiglie, le piccole e grandi inquietudini di chi sta cercando di diventare adulto. Poi la violenza irrompe in quella quotidianità.

Il 21 novembre 1974 due bombe esplosero in altrettanti pub di Birmingham, il Mulberry Bush e il Tavern in the Town. Morirono 21 persone e più di 180 rimasero ferite. Molte delle vittime erano giovani.

Io quegli avvenimenti non li avevo vissuti, non potevo. Ed è proprio questo che mi colpì tanto: una cosa che apparteneva alla Storia, qualcosa che avrei potuto conoscere attraverso una data e una riga su un libro di scuola, improvvisamente aveva il volto di una ragazza.

Coe non ha bisogno di spettacolarizzare quella morte. La violenza dell’attentato è già tutta lì, nel modo in cui interrompe una vita che stava semplicemente andando avanti.

Malcolm, il ragazzo di Lois, muore. Lois sopravvive e la sua vita ne viene segnata profondamente.

È questo che mi è rimasto, dopo tanti anni: non la ricostruzione precisa della scena, ma la sensazione di quei ragazzi così giovani che incontrano la morte in modo feroce, assurdo.

Questo significa per me attraversare un libro: non soltanto lasciarmi trasportare dalle sensazioni che provoca, ma uscire dalle sue pagine con qualcosa che prima non avevo. Una conoscenza, una domanda, la curiosità di approfondire.

La letteratura può fare una cosa che una cronologia non riesce a fare: prendere un avvenimento lontano nel tempo e nello spazio e metterlo improvvisamente alla nostra altezza.

Può farci capire che dietro una data ci sono persone che stavano andando al pub, ascoltando musica, parlando con qualcuno, innamorandosi, tornando a casa. Persone che, fino a un momento prima, non stavano vivendo la Storia.

Stavano vivendo la loro vita.

È anche per questo che continuo a leggere con una fame che non si placa: per conoscere luoghi e persone che non incontrerò mai, per entrare in epoche che non ho vissuto, per capire meglio qualcosa che prima conoscevo soltanto per frammenti.

Un romanzo può farmi venire voglia di cercare un avvenimento, ascoltare la musica di quegli anni, leggere qualcosa che prima ignoravo. E quando torno alle pagine, magari, le guardo in modo diverso.

La banda dei brocchi mi ha fatto scoprire Jonathan Coe, ma soprattutto mi ha lasciato addosso un’Inghilterra che non avevo vissuto e che, attraverso quelle pagine, ho potuto almeno sfiorare.

È passato molto tempo da quando l’ho letto. Di quella storia oggi ricordo soprattutto alcune immagini, la musica, Birmingham e quei ragazzi così giovani davanti a qualcosa di troppo grande per loro.

Il resto, evidentemente, è rimasto da qualche parte.

Comments

3 risposte a “LA BANDA DEI BROCCHI”

  1. Avatar wwayne

    Anche quest’altro libro riesce a ritrarre in maniera molto vivida l’epoca in cui è ambientato: https://wwayne.wordpress.com/2022/10/14/8-uomini-che-hanno-cambiato-la-storia/

    1. Avatar Paola C.

      Ottimo, andrò subito a leggere!

      1. Avatar wwayne

        Grazie per la risposta! 🙂

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