STRADE BLU

Ci sono momenti in cui vorremmo semplicemente andarcene.

Non necessariamente per sempre e nemmeno verso un luogo preciso. Vorremmo soltanto mettere una distanza tra noi e tutto quello che, in quel momento, ci sembra troppo pesante da sopportare: il lavoro, le persone, le abitudini, i luoghi che conosciamo fin troppo bene. È una fantasia che credo appartenga a molti di noi, quella di infilare qualche cosa in una valigia, chiudere una porta e partire senza dover spiegare niente a nessuno.

Naturalmente sappiamo che il dolore non rimane indietro quando cambiamo strada. Ce lo portiamo dietro, come un’ombra, e prima o poi dobbiamo comunque tornare a fare i conti con quello che abbiamo lasciato. Ma c’è qualcuno che, almeno per un po’, quella fuga l’ha fatta davvero.

Quando nel 1978 William Trogdon, professore in un college del Missouri, perde contemporaneamente il lavoro e il matrimonio, decide di investire i suoi pochi risparmi in un vecchio furgone e partire. Lo attrezza come può, lo chiama Ghost Dancing e si mette in viaggio attraverso gli Stati Uniti, seguendo soprattutto quelle strade secondarie che sulle vecchie cartine erano segnate in blu.

Da qui nasce Strade blu, un libro che è insieme diario di viaggio, racconto dell’America rurale e raccolta di incontri. Trogdon, che durante il viaggio assumerà il nome di William Least Heat-Moon, parte pensando di raccogliere qualche storia da trasformare in un libro e si ritrova invece a viaggiare per più di tre mesi, percorrendo un’America lontana dalle grandi città e dalle strade principali, lasciandosi guidare spesso dal caso, dalla curiosità per un nome incontrato su un cartello, da una deviazione che non aveva previsto.

È proprio il significato di quelle strade a dare il titolo al libro. Un tempo le vie principali erano segnate in rosso e quelle secondarie in blu; ma poco prima dell’alba e subito dopo il tramonto, racconta Least Heat-Moon, le vecchie strade sembrano restituire al cielo il loro colore e diventano davvero blu, aperte, enigmatiche, invitanti. Sono strade sulle quali ci si può perdere.

Ed è esattamente quello che fa.

Ma la cosa più bella è che, mentre si perde tra paesi minuscoli, fattorie, diner e strade che sembrano portare fuori dal mondo, Least Heat-Moon trova qualcosa che non stava cercando. Incontra persone. Tantissime. Si ferma ad ascoltarle, registra le loro storie, viene invitato nelle loro case, si siede alle loro tavole. Alcuni sono personaggi eccentrici, altri conducono esistenze apparentemente normalissime, trascorse per decenni nello stesso piccolo angolo di provincia americana.

Sono loro i veri protagonisti del viaggio.

Non l’America delle grandi città, dei grattacieli e delle promesse di successo, ma quella che vive ai margini delle strade principali, fatta di persone che lavorano, si arrangiano, si ritrovano alla sera nell’unica birreria del paese e continuano a costruirsi una vita dentro luoghi che sulla grande mappa sembrano quasi non esistere.

È l’America che ho immaginato mille volte ascoltando Bruce Springsteen e Tom Petty, quella delle backstreets, degli antieroi, delle vite che non hanno niente di spettacolare e proprio per questo raccontano qualcosa di vero. Un’America lontana dall’American Dream, dove il sogno non è necessariamente quello di arrivare da qualche parte, ma semplicemente quello di riuscire a restare in piedi.

E nelle fotografie che accompagnano il libro ci sono proprio quei volti. Uomini e donne segnati dal tempo, vestiti spesso senza eleganza, lontanissimi dalle immagini patinate con cui siamo abituati a rappresentare un paese. Eppure molti sorridono. Hanno una luce addosso che sembra appartenere a chi, pur vivendo una vita piccola, è riuscito a trovare dentro quella vita qualcosa che basta.

Le descrizioni dei paesaggi sono di una bellezza commovente e restituiscono l’immagine di un’America dimenticata, sconfinata, libera, pulita, dal fascino violento. Un’America lontana dalle grandi città e dalle strade principali, che sembra quasi appartenere a un altro tempo.

È qui che il viaggio di Least Heat-Moon cambia natura.

All’inizio era partito per allontanarsi da ciò che aveva perso. Ma più chilometri percorre, più persone incontra e più storie ascolta, più diventa evidente che non sta semplicemente cercando di dimenticare. Sta imparando a guardare.

Guardare i luoghi che attraversa, certo, ma soprattutto le persone che li abitano. E anche se stesso.

Per questo Strade blu mi è rimasto così addosso. Perché racconta una fuga che non ha bisogno di trasformarsi in una nuova vita per avere un senso. Il viaggio diventa qualcosa di diverso dal tentativo di scappare: diventa uno spazio nel quale tornare curiosi, quando il dolore ci aveva fatto restringere lo sguardo.

C’è una frase del libro che, riletta oggi, mi sembra contenere tutto:

Per chi è in grado di restare sveglio e aperto, ogni errore è una possibilità d’imbattersi in qualcosa di nuovo: errare per il mondo e riflettere fanno parte dello stesso processo.

È questo, forse, che fanno le strade blu. Non ci portano necessariamente da qualche parte. Ci portano fuori dal percorso che avevamo previsto, e proprio lì, quando smettiamo di preoccuparci della destinazione, può capitare di incontrare qualcosa che non stavamo cercando.

Una persona. Un paesaggio. Una storia.

O una parte di noi che avevamo lasciato indietro.

Comments

6 risposte a “STRADE BLU”

  1. Avatar vittynablog

    Leggerò questo romanzo con la speranza che sia bello come questa recensione!!! 🙂

    1. Avatar Paola C.

      Ciao, se ami i racconti di viaggio non fartelo scappare…anche se questo romanzo è molto ma molto di più!

  2. Avatar vittynablog

    Non me lo farò scappare!!!! Poi ti farò sapere 🙂

  3. Avatar Kira Wolf

    Hi thanks for possting this

  4. Avatar Antonietta Grassi
    Antonietta Grassi

    Ho letto Strade blu, e tutti i successivi, di Luna di caldo minore. È citato nella mia tesi di laurea su Sam Shepard del 1988. Condivido la tua recensione e la musica che citi. Bello averne parlato, grazie.

    1. Avatar Paola C.

      Ne sono molto felice! Grazie per esserti soffermata a leggermi

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