Ci sarà un cambiamento

Ci sono canzoni che non si limitano solo ad essere ascoltate per puro piacere, ma diventano portavoce potenti di speranza e di ideali di libertà, un manifesto di cambiamento e trasformazione, e per questo destinate ad assurgere al ruolo di veri e propri inni per milioni di persone in tutto il mondo.

“A Change is gonna come” di Sam Cooke è una di queste. E questa è la sua storia.

Il contesto storico

E’ il 1963 e la vita di Sam Cooke, il più rilevante ed influente cantante soul di quel periodo, sta per incastrarsi con una serie di eventi che lo porteranno alla composizione di questo inno transgenerazionale, purtroppo pubblicato postumo. L’ America di quegli anni vive di contraddizioni, perché nonostante il paese si proclami baluardo della libertà individuale cercando di scrollarsi di dosso l’onta della schiavitù, diversi stati sono ancora fortemente razzisti, legati a vecchi retaggi culturali difficili da scardinare. I venti del cambiamento, però, stanno cominciando a soffiare. Il 1° dicembre del 1955 Rosa Parks, una donna di colore di Montgomery, capitale dell’Alabama, si rifiuta di cedere il proprio posto sull’autobus ad un uomo bianco rimasto in piedi, contravvenendo alle disposizioni vigenti. La donna fu arrestata e condotta in carcere ma la reazione del popolo afroamericano fu immediata e, soprattutto, dirompente: l’episodio di Rosa Parks fu la scintilla che innescò la miccia di una rivoluzione sociale ormai inevitabile.

L’ispirazione

In questo contesto tumultuoso si inserisce la storia di Sam Cooke e del suo celeberrimo brano, che diventò, senza che l’autore ne avesse la minima consapevolezza, il manifesto di ogni battaglia per i diritti civili. Cooke in quel periodo è già un cantante molto affermato, una stella della musica soul, ma é pur sempre un afroamericano che deve confrontarsi con un paese ancora fortemente conservatore.

Durante un tour in Louisiana Cook decise di fermarsi a dormire con la moglie e il fratello in un motel per soli bianchi, ma alla reception sostengono di non avere camere disponibili. In realtà il motivo del diniego fu solo uno: il colore della pelle. Cooke protestò con foga ma, nonostante la sua notorietà, fu arrestato dalla polizia per disturbo alla quiete pubblica; passò la notte in prigione ma riuscì comunque ad esibirsi presso l’auditorium comunale di Shreveport, nonostante la diramazione di un allarme bomba montato ad hoc nel tentativo di boicottarlo. L’episodio turbò profondamente Cooke, e fu proprio da questa esperienza traumatica che il cantante trasse ispirazione per comporre “A Change is gonna come“.

L’indignazione per ciò che accadde quella notte in Louisiana dà lo slancio decisivo all’autore per comporre un brano intenso e malinconico, in cui il dolore e la sofferenza per la propria condizione di emarginato si sublimano in un sentimento di fiduciosa attesa e di amore per la vita, nonostante tutto.

Cooke non parla mai apertamente di razzismo, ma lo fa elaborando un testo raffinato ed intimo che parla speranza, di un cambiamento che sta arrivando e che si può già avvertire nell’aria, come una forza vibrante in grado di ripulire il mondo.

Dal momento che Cooke non ammise mai che fu l’episodio di razzismo subito in Louisiana ad avergli ispirato il brano, alcuni attribuiscono il merito all’ascolto di “Blowin’ in the wind” di Bob Dylan, pubblicata proprio in quegli anni, in cui le domande irrisolte che l’artista si pone di fronte all’ingiustizia e alla guerra volano via nel vento, inafferrabili, lasciandolo sgomento di fronte alle atrocità del mondo. Non possiamo stabilire una verità a posteriori, ma non è importante farlo; sappiamo solo che Cooke, turbato ciò che stava avvenendo intorno a lui, sentì l’urgenza di esprimere un concetto universale, che sentiva profondamente: “non sappiamo cosa ci sia dopo la morte e, proprio per questo, ad ogni essere umano deve essere garantita giustizia, una vita degna su questa terra. Dylan chiedeva: “how many years can some people exist, before they’re allowed to be free?”. Cooke rispose: “Soon”. “A change is gonna come”.

L’eredità

La canzone fu registrata il 21 dicembre 1963, ma la RCA non lanciò subito il pezzo come singolo preferendogli altri brani, probabilmente a causa del suo scomodo messaggio intrinseco.
L’11 dicembre 1964 Sam Cooke fu ucciso in un motel di Los Angeles, in circostanze mai del tutto chiarite. Solo a questo punto la RCA si decise a pubblicare “A change is gonna come”, che divenne subito l’inno del Movimento per i Diritti Civili nonché l’epitaffio di questo artista eccezionale, dotato di un fascino e di un carisma inarrivabile e di una voce angelica, che accompagnava con dolcezza struggente le melodie dei suoi brani.

Purtroppo, a causa di una lunga e penosa disputa legale tra case discografiche, questo pezzo non poté per molti anni essere riproposto dopo la sua prima pubblicazione. La disputa si è risolta solo nel 2003 – ben 40 anni dopo – consentendo la ristampa della versione originale rimasterizzata e la sua inclusione nell’ antologia “Sam Cooke. Portrait of a Legend – 1951-1964”

Sono passati sessant’anni da quando Sam Cooke cantava “C’è voluto molto tempo, ma stasera è arrivato il cambiamento“, ma la forza espressiva di questo brano è rimasta intatta continuando a rappresentare il manifesto per eccellenza di tutte le battaglie per i diritti civili.

🎧Storie in vinile – Dentro le parole, oltre la musica

Ascolta il brano su Spotify:

Rispondi