L’ amore ci farà a pezzi

Ci sono canzoni che non si esauriscono in uno spazio di tre minuti, perché vanno oltre il semplice ascolto. Alcune, come “Love will tear us apart” dei Joy Division, sono vere e proprie sublimazioni del male di vivere, del senso di vuoto e di inadeguatezza che strazia le anime più sensibili e che diventano, loro malgrado, il compimento di un destino ineluttabile.

Il successo

Manchester, 1980. I Joy Division, dopo il successo del loro disco di esordio Unkown pleasures ” sono pronti a spiccare il volo ed affermarsi come band di culto all’interno della scena post punk del periodo. Le loro atmosfere cupe, gelide e decadenti esprimono qualcosa di diverso, un rock inquietante che incanala l’energia rabbiosa del punk in intimi cunicoli di malinconia e desolazione. Il timbro baritonale, quasi spettrale di Ian Curtis, giovanissimo e carismatico leader della band, è oltre il tormento: è una presa di coscienza nichilista, definitiva ed inesorabile, che scarnifica l’anima e raggiunge l’abisso. La sua staticità scenica, interrotta da balletti meccanici e da spasmi improvvisi, l’utilizzo di una base ritmica ipnotica e dei suoni meccanici del sintetizzatore trasmettono emozioni al limite con un’intensità dolorosa, quasi fisica. 

La discesa agli inferi

Nella primavera di quell’anno i Joy Division, forti del grande successo in patria, stanno per far uscire il loro secondo album, Closer, al quale seguirà un tour negli Stati Uniti. Curtis è un frontman carismatico molto apprezzato, ma il successo raggiunto in modo così fulmineo e strabordante mette a dura prova il suo fragile equilibrio. Gli viene diagnosticata una forma di epilessia fotosensibile le cui crisi sono sempre più ricorrenti e destabilizzanti, una disabilità cronica con cui non riesce a convivere e che gli procurerà anche una grave forma di depressione.

Curtis è un ragazzo insicuro, chiuso, destabilizzato. Assume i farmaci in modo sregolato, ossessionato da un’invalidità psichiatrica che stava compromettendo inesorabilmente i suoi sogni di gloria. Il legame con la moglie Deborah collassa mentre il resto della band fa scudo intorno a lui, provando a rimetterlo sul palco anche quando le sue condizioni sono disastrate. Curtis vive di paranoie, e in quei giorni maledetti ha un pensiero che lo tormenta più di ogni altro: vuole scrivere una hit per la sua band che scali le classifiche britanniche fino ad arrivare alla top ten, l’unica cosa che ancora manca ai Joy Division per essere consacrati nel tempio del Rock. Ma, come in ogni favola nera che si rispetti, arriverà quando sarà troppo tardi. 

L’inizio della leggenda

ll 18 maggio del 1980 Ian Curtis muore suicida impiccandosi nella cucina di casa sua, stroncando il progetto dei Joy Division all’apice della sua esperienza. Ma il destino non aveva ancora compiuto il suo percorso e così, pochi giorni dopo la morte di Curtis, la Factory Records pubblica il singolo “Love will tear us apart” : sarà un grande successo, che arriverà in vetta alle classifiche britanniche ed internazionali diventando in assoluto il singolo più iconico della band. La melodia accattivante del brano, così diversa dalle sonorità cupe e annichilenti che caratterizzano tutta la precedente produzione dei Joy Division, fa da cornice ad un testo invece tormentato, dominato da dolorose riflessioni sull’amore e sulla sua forza viscerale, insieme distruttiva e salvifica. “L’amore ci farà a pezzi”, scrive Curtis, trasferendo in quei versi tutta la sofferenza per la fine del suo matrimonio, acuita dai suoi tormenti e dal fantasma della depressione. La foto in bianco e nero di un monumento funebre, scattata nel cimitero di Staglieno, a Genova, diventa la copertina del singolo regalando al 45 giri un’immagine fortemente simbolica, che contribuirà a trasformare la parabola discendente di Ian Curtis nell’inizio di una leggenda senza tempo.

A chiudere definitivamente il cerchio è la giovane vedova di Curtis, che fa incidere le parole “Love will tear us apart” sulla tomba del marito, nel cimitero di Macclesfield. Un epitaffio che legherà per sempre Curtis a quel brano che rappresentava il suo sogno di successo, realizzato postumo.

Quell’incisione però è anche molto di più: rappresenta in poche parole il significato più intimo della vita dell’artista, un’ epopea modernamente tragica, un’esistenza vissuta al limite e bruciata troppo in fretta, fatta a pezzi da quei demoni che Ian non riuscì mai a vincere.

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