Questo libro è stato il mio primo felice incontro con “quell’altro” Simenon, quello che non scrive di Maigret. Un romanzo perfetto, doloroso, introspettivo. Una scrittura asciutta e diretta, priva di fioriture letterarie, che scorre fluida e avvolgente mentre un pò alla volta accompagna il lettore nelle profondità torbide di un amore extraconiugale incomprensibile, folle, distruttivo. Pochi intensi personaggi, rarissime ambientazioni esterne, dialoghi essenziali.
“Se io mi ritrovassi libera… faresti in modo di renderti libero anche tu?” Andrée si rivolge così al suo amante, poco dopo aver fatto l’amore con lui. Ed è così che ha inizio il dramma che stravolgerà l’esistenza di Tony . La sua placida vita familiare nasconde una trama nera di sentimenti guastati, di dolore, e di una passione rovente che illumina come una lama di luce la camera azzurra dei due amanti. La loro camera.
Simenon è un acuto osservatore della psicologia umana: il suo modo di narrare l’amore coniugale non ha veli. Due amanti, due omicidi, due colpevoli…una vicenda in sé piuttosto solita e banale, allora (siamo negli anni 60) come oggi. Quello che invece da spessore al romanzo è la particolare tecnica narrativa che utilizza piani temporali differenti, su cui il lettore viene continuamente spostato, e la bravura di Simenon, che scandaglia come nessuno le anime oscure, portando alla luce gli aspetti più deleteri dell’amore. Mentre il passato dell’omicida viene ricostruito dalla magistratura egli si accorge che la fase istruttoria ha modificato il senso della sua stessa esistenza, di quello che è successo, delle sue parole, dei suoi pensieri. L’unica cosa che mantiene inalterata è il dato di fatto: l’assassinio.
“Tony percepiva confusamente una verità che era incapace di esprimere, una verità che aveva a che fare – o almeno così gli pareva – con le frasi pronunciate il 2 agosto, quel famoso 2 agosto che lui aveva vissuto a cuor leggero, senza pensare che se ne sarebbe parlato tanto e che i giornali vi avrebbero imbastito sopra titoli a più colonne. Il cronista di un noto quotidiano parigini aveva persino inventato una formula destinata a essere ripresa da tutti i suoi colleghi: Gli amanti sfrenati.
– Ti piacerebbe passare con me tutto il resto della tua vita? E Tony aveva risposto: – Certo. Parole che lui stesso aveva riferito al giudice. Ma quello che contava era il tono, e lui le aveva pronunciate senza crederci. Non era una cosa reale. Non c’era niente di reale nella camera azzurra. O piuttosto si trattava di una realtà diversa, impossibile da comprendere altrove. Aveva cercato di spiegarlo allo psichiatra, e sul momento Bigot sembrava capire, ma poco dopo gli faceva qualche domanda o qualche osservazione che dimostravano come invece non avesse capito proprio niente.
Se Tony avesse avuto intenzione di vivere con lei, non avrebbe detto: – Certo.



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