Scopri la magia della Birmania: “Gli accordi del cuore”, di Jan-Philipp Sendker


Dopo aver letto il primo romanzo di J. Philipp Sendker, “l’arte di ascoltare i battiti del cuore” (che ho amato tantissimo, e di cui vi parlo in questo articolo qui) non ho potuto fare a meno di acquistare e leggere anche il seguito. Forse non è allo stesso livello del precedente, cosa che capita alla maggior parte dei “sequel”, o forse semplicemente sapevo già cosa aspettarmi e quindi l’ho letto con meno stupore, ma è comunque una lettura che vale la pena fare. La capacità che ha questo autore di usare le parole per descrivere i sentimenti umani non ha uguali, riesce a farci provare una girandola di emozioni diverse senza disturbare, entrando sottopelle con delicatezza: un caleidoscopio di sentimenti condensato in poco più di 300 pagine

In realtà non è un sèguito in senso stretto perché, pur presentando diversi elementi in comune col romanzo precedente, le storie sono indipendenti l’una dall’altra e quindi possono essere lette in autonomia. Questa volta il perno del racconto fa capo a Julia Win, la giovane donna che nel primo romanzo si era ritrovata catapultata in Birmana alla disperata ricerca di suo padre, sparito improvvisamente da New York senza lasciare traccia. Julia Win tornò dalla Birmania dopo aver scoperto, grazie a quell’incredibile viaggio, una parte importantissima della sua storia personale, che ignorava completamente. Il racconto della giovinezza di suo padre trascorsa in quel paese lontano, del suo amore per la misteriosa Mi Mi e la storia di U Ba, il figlio nato dal quel legame speciale che accoglie Julia nella piccola sala da tè di Kalaw come se la stesse aspettando da sempre, da quel giorno si fonderanno con la sua vita di giovane avvocato in carriera, regalandole una nuova consapevolezza.

Sono trascorsi dieci anni da quel viaggio fatale quando, una mattina di novembre, improvvisamente Julia Win sente una voce dentro di sé che sembra volerla mettere a confronto con se stessa, per farle capire quanto la sua vita di avvocato di successo in uno dei più importanti studi della grande mela sia in realtà una maschera che cela una profonda infelicità interiore, e una solitudine che minaccia di inghiottirla, nera come un abisso. Julia ha 38 anni, è rimasta sola dopo una storia che le ha lasciato poco più di un ricordo, ha una famiglia da cui vuole restare distante e un lavoro logorante che la soffoca. Insomma, Julia è quello che potremmo essere tutte noi. Una donna disillusa dalla vita, che si accontenta di galleggiare sopra le cose, perché è così che è sopravvissuta fino ad oggi. La paura per lei é un’ancora di salvataggio, qualcosa a cui rimanere aggrappata perché in fondo le da una certa sicurezza: se non rischi mai, hai la certezza che nulla ti farà del male. La voce che Julia sente però non si può ignorare, è paralizzante, le echeggia nella testa impedendole di dormire e di lavorare, alcune volte parla in birmano e sembra conoscerla intimamente, come se esistesse una profonda ed inspiegabile connessione con quella donna che le domanda continuamente se è felice. Vuole liberarsene, ma nè la meditazione nè i farmaci placano questo incessante richiamo, fintanto che un monaco buddhista non le consiglia di fare delle ricerche per scoprire di più su questa donna, sicuramente morta, per capire chi era e perché la sua anima non abbia ancora trovato pace. Ed è così che Julia si troverà nuovamente a lasciare la sua ingessata vita newyorkese per volare verso la magica Birmania, dove troverà ad aspettarla l’affetto e la saggezza di U Ba che ancora una volta, attraverso il racconto di una storia magica ed emozionante, l’aiuterà a ritrovare se stessa.

Il corpo del romanzo è una grande bellezza spirituale che cattura, inebria e trasporta in una dimensione così differente da quelle tipiche occidentali da restarne incantati. Anche in questo romanzo infatti la filosofia buddista è estremamente radicata e si percepisce in ogni parola, in ogni frase ricca di pathos e saggezza nonostante i temi trattati siano dolorosi e, a volte, quasi brutali. Leggere questo libro è come restare avvolti in una coperta calda mentre fuori infuria la tempesta: dona piacere, conforto, e una volta richiusa l’ultima pagina quello che ci resterà addosso sarà una tenera e luminosa sensazione di speranza e di amore per la vita in tutte le sue espressioni, anche le più dolorose. Entrambi i romanzi, che consiglio assolutamente di leggere uno dietro l’altro, oltre ad avvicinare il lettore al buddhismo e all’affascinante tradizione birmana, offrono profondi spunti di riflessione sul senso della vita, sull’importanza dei legami famigliari, sull’accettazione del dolore, sul significato profondo della felicità e dell’amore.

TE LO CONSIGLIO SE:

✔️ Sei affascinato dalla filosofia Buddhista

✔️ Hai bisogno di emozionarti

✔️ Vuoi coltivare la tua spiritualità

2 risposte a “Scopri la magia della Birmania: “Gli accordi del cuore”, di Jan-Philipp Sendker”

  1. No, via, questo forse non farebbe per me. Grazie per i consigli Paola!!! 😀 😀

    1. Beh ci sta! Non è che sia proprio allegro eh…ogni tanto ci vuole anche un po’ di leggerezza!

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