donna di spalle su una terrazza al tramonto, illuminata da una candela

ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO – Restare nel mondo, nonostante tutto

Alcune donne non fanno rumore. Non alzano la voce, non chiedono aiuto, non sembrano avere bisogno di niente. Semplicemente funzionano, o almeno è quello che vogliono far credere.

Eleanor Oliphant ha trent’anni, un lavoro stabile, una casa ordinata e abitudini rigorose che scandiscono le sue settimane con una precisione quasi matematica. Mangia sempre le stesse cose, veste in modo pratico, trascorre i fine settimana da sola e sembra perfettamente in grado di occuparsi di sé. Se le chiedi come sta, risponde sempre allo stesso modo: “Sto benissimo.”

Quando ho iniziato Eleanor Oliphant sta benissimo ero diffidente. C’era stato troppo clamore intorno a questo romanzo, troppe recensioni entusiaste, e lo ammetto: all’inizio Eleanor mi irritava. Era rigida, socialmente inadeguata, incapace di cogliere quelle sfumature delle relazioni umane che per la maggior parte di noi sono quasi automatiche. Più di una volta ho pensato di chiudere il libro.

Poi, lentamente, qualcosa è cambiato.

Gail Honeyman mi ha fatto entrare nella vita di Eleanor senza forzature, attraverso piccoli dettagli che all’inizio sembrano soltanto eccentricità e che poco alla volta assumono un significato diverso: una frase pronunciata nel momento sbagliato, un silenzio che dura più del necessario, la ripetizione ostinata di gesti e abitudini, un fine settimana che si allunga fino a diventare difficile da attraversare. È in queste piccole crepe che cominciamo a intuire che quel “benissimo” non è una condizione, ma una difesa costruita con cura.

Non voglio raccontare troppo della trama. Nella vita di Eleanor entrano lentamente alcune presenze — un collega gentile, un incontro inatteso, un gesto di cura — e quello che sembrava un isolamento perfettamente organizzato comincia a incrinarsi. Da quelle crepe entra aria, ma entra anche qualcosa di più difficile da gestire: la possibilità di lasciarsi vedere dagli altri.

La parola che più spesso è stata associata a questo romanzo è resilienza, un termine che ormai rischia di essere usato così tanto da aver perso parte della sua forza. Eppure, nel caso di Eleanor, torna ad avere un significato concreto, perché non c’è niente di eroico nel modo in cui prova a stare meglio. Non c’è ottimismo forzato e nemmeno la retorica del “volere è potere”. Ci sono la fatica, l’imbarazzo, la paura e la difficoltà di accettare che per cambiare sia necessario anche lasciarsi aiutare.

Eleanor non si salva da sola, almeno non nel senso in cui siamo abituati a pensare alle storie di emancipazione. Le persone che entrano nella sua vita hanno un ruolo importante, e alcune di loro le offrono qualcosa che fino a quel momento le era mancato: una presenza, un gesto di gentilezza, la possibilità di sentirsi parte del mondo. Ma l’aiuto degli altri non può fare al posto suo il lavoro più difficile, quello di guardare ciò che è successo e decidere che non dovrà definire per sempre la persona che è.

È questo che me la fa sentire una figura femminile così potente. Non perché sia forte nel senso tradizionale del termine, ma perché la sua trasformazione non passa attraverso un’improvvisa rivelazione o un gesto spettacolare. Avviene lentamente, quasi in sordina, mentre impara a riconoscere le proprie ferite e a capire che può esistere anche al di fuori di esse.

Alla fine del romanzo, quel “sto benissimo” non ha più lo stesso suono. Non è diventato improvvisamente vero, e proprio per questo mi piace: dentro quelle parole c’è la possibilità di stare meglio, di avere ancora qualcosa da costruire, di non essere più soltanto la somma delle cose che ci sono accadute.

Eleanor non ha combattuto una battaglia eclatante, ma ad a un certo punto ha cominciato a fare una cosa molto più semplice e nello stesso tempo molto più difficile: è rimasta nel mondo abbastanza a lungo da permettere al mondo di raggiungerla.

E forse è proprio questa, per lei, la forma più concreta di libertà.

 

Comments

5 risposte a “ELEANOR OLIPHANT STA BENISSIMO – Restare nel mondo, nonostante tutto”

  1. Avatar Simonetta Smacchia

    Conoscete qualche
    autore russo contemporaneo?

  2. Avatar Paola C.

    Ciao, non conosco autori russi viventi, men che meno autori in tema con l’articolo del blog.

  3. […] via Storie di resilienza : il gruppo di lettura, i libri in cui trovarla e la tendenza “up-lit” — … […]

  4. […] il gruppo di lettura che frequentavo all’epoca. ( per chi fosse interessato ad approfondire, eccola) Questo romanzo alla sua uscita riscosse un enorme ed insperato successo: il libro venne pubblicato […]

  5. […] Eleanor Oliphant, che ha imparato a sopravvivere costruendo una distanza tra sé e il mondo, finché quella distanza […]

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