Nick Hornby è tra i miei autori preferiti, di lui ho letto praticamente tutto. Il suo humor tipicamente inglese, l’ironia pungente e l’acume con cui osserva le fragilità umane fa di lui uno dei narratori più sinceri dei nostri tempi, che vale assolutamente la pena conoscere. Dopo averci raccontato di uomini nevrotici ed eterni Peter Pan, questa volta l’autore ci offre la sua personale visione del rapporto di coppia nella sua parte più scomoda, che nulla ha a che vedere con l’idillio amoroso che tanto si celebra. Perché a raccontare l’amore coniugale al suo culmine sono capaci tutti, ma per parlare del suo lento declino, della fragilità che mostra quando arranca per non precipitare, cogliendo tutte le complicate sfumature di un rapporto ormai stanco…beh, per quello ci vuole Nick Hornby. Ed ecco che, attraverso un inconsueto binomio di amore e musica, l’autore sbobina una vicenda umana profonda, che fa molto riflettere: quella di una coppia in crisi, per l’appunto. O meglio, di una coppia in perenne calma piatta, che attraversa la vita planandoci sopra, senza fare troppo rumore. Annie e Duncan vivono da quindici anni in una piccola cittadina della costa inglese condividendo una quotidianità ormai letargica, fatta di giornate sempre uguali e di una vita sociale piuttosto misera, con rare incursioni a Londra per assistere a concerti o alla prima di qualche film. Non hanno figli, forse all’inizio per scelta, ma col passare degli anni la loro pigrizia sessuale si è di fatto trasformata nel migliore degli anti concezionali. Da un po’ di tempo però Annie sente crescere dentro di sè un forte desiderio di maternità, mentre Duncan sembra rintanarsi sempre di più nel suo microcosmo fatto di musica di nicchia e amicizie internettiane. In particolare l’ ossessione che nutre nei confronti di Tucker Crowe, artista cult americano degli anni ottanta ritiratosi dalla scena musicale nel pieno del successo, arriva ad assorbirlo completamente, isolandolo dal resto del mondo e da Annie. Intorno a Tucker Crowe si è formata una piccola comunità virtuale i cui adepti, sparsi in tutto il mondo, interagiscono tra di loro scambiandosi ogni più piccolo dettaglio legato al cantautore, e Duncan sembra ormai vivere in funzione di queste condivisioni. Mentre Annie comincia a domandarsi seriamente se la loro unione abbia ancora un senso, ecco che un evento del tutto imprevisto fa irruzione nella loro noia matrimoniale, mandando in frantumi quella quiete inamovibile. Duncan riceve per posta un inedito del suo idolo, una versione intimistica dell’album più famoso dell’artista: da quel momento in poi si innescherà una reazione a catena di eventi inaspettati che capovolgeranno equilibri, certezze e ruoli di ognuno. Annie arriverà addirittura a conoscere Tucker in persona, vivendo lei stessa il sogno di una vita di Duncan. E Duncan?
La musica e a la passione/ossessione che Duncan nutre per il suo idolo rock fanno da sfondo a questa love story dei tempi moderni, in cui la coppia viene scandagliata in tutti i suoi aspetti più problematici e e veri. Strappa risate amare ed induce a delicate riflessioni anche se tutto scivola sopra un’apparente leggerezza, come nella migliore tradizione dell’autore. Annie e Duncan sono imperfetti, sentimentalmente falliti, ironici ma soprattutto umani. Sono la rappresentazione perfetta della coppia moderna, anti eroi nevrotici e vittime dei propri di sogni, alla continua ricerca di se stessi pur restando ancorati alla familiarità delle loro quattro mura. Anche il co-protagonista Tucker Crowe è un perfetto esempio di essere umano sentimentalmente irrisolto, succube della sua stessa creatività e del suo fluttuare, che lo condanna ad una crisi perenne. Il punto di vista dell’autore sul mondo della musica fa il paio con la sua versione dell’amore di lungo corso, una visione molto lontana dagli stereotipi che tendono ad idealizzare qualunque cosa riguardi le passioni umane.
Hornby ci racconta il lato B dell’amore coniugale così come del successo: la crisi dopo il boom, la discesa, ed infine l’oblio. E nel finale? Beh, in quello non c’è la soluzione al problema di Annie e Duncan, ma solo altri duemila punti di domanda. Tipico di Hornby, non darci mai una conclusione degna di questo nome: perché lui le storie le racconta, non le risolve.
Buona lettura!




