Dopo aver riposto sullo scaffale l’inquietante “Dracul” di Dacre Stoker, avevo voglia di immergermi in tutt’a ltre atmosfere. Desideravo ambientazioni squisitamente “british”, avevo voglia di perdermi tra le antiche dimore del Kent o del Derbyshire, di giardini inglesi, di storie lontane e suggestive… qualcosa insomma di molto “brontiano”. Ed è arrivata l’ispirazione giusta. Nella mia libreria transitava da tempo nel limbo dei “non-letti” questo libro di Kate Morton, “Una lontana follia”
L’ avevo acquistato parecchio tempo fa, immediatamente dopo aver letto “Il giardino dei segreti”, travolta dall’ entusiasmo per questa scrittrice appena scoperta. Così mi sono avventurata in questo romanzo, certa che avrei trovato quello che cercavo.
Sotto questo punto di vista non mi ha affatto delusa anche se alcuni aspetti della trama mi hanno lasciata un po’ perplessa; inoltre vi sono alcuni momenti di immobilità nella storia in cui mi sono un po’ arenata. Nonostante queste piccole falle la lettura è scorsa piacevolmente, perché l’autrice arricchisce queste soste con descrizioni molto suggestive: il castello e la sua vita all’ interno, nel presente come nel passato, l’aria dolce e malinconica delle estati nel Kent, quando i presagi della guerra imminente erano solo pensieri che si potevano facilmente scacciare osservando la natura nel pieno della sua bellezza.
Kate Morton imbastisce una storia con ambientazioni perfette, che fa rivivere in modo molto efficace grazie alle sue doti di narratrice. Poche pagine e veniamo subito trasportati nel Kent, davanti alle mura di un castello ottocentesco. Questo luogo sarà il fulcro di vicende che abbracciano un arco temporale molto vasto, che va dai primi del 1900 fino al 1992, anno in cui tutto comincia. Vicende che poco alla volta si incastreranno tra loro fino a giungere ad una verità tenuta nascosta per cinquanta lunghissimi anni. Sono gli anni della seconda guerra mondiale, quando una Londra sotto attacco cercò rifugio per i propri bambini nelle campagne circostanti, nell’ intento di proteggerli dai massivi bombardamenti tedeschi. Sono gli anni in cui le persone un po’ diverse dagli altri, gli spiriti anticonformisti e troppo sensibili venivano considerati “pazzi” e rinchiusi nei manicomi con molta facilità, storditi da tranquillanti e lasciati soli ad impazzire ancora di più, vittime di paure e traumi che nessuno era in grado di comprendere. Sono gli anni in cui la vita per le donne sole era realmente difficile, perché priva di qualsiasi scelta. Nessuna donna poteva decidere la propria felicità, il matrimonio e la totale devozione alla famiglia di origine erano una consuetudine a cui non ci si poteva sottrarre. Chi non lo faceva, ne pagava le conseguenze.
Tre anziane sorelle abitano ancora quel castello isolato, alimentando da anni le chiacchiere del paese. Le mura che lo circondano, di fronte alle quali la giovane Edith si perde in domande che non trovano risposta, custodiscono la memoria di quello che accadde molti anni prima. L’inquietudine che sente Edith è l’eco della follia di un padre che è ricaduta inesorabile sulle sue figlie, come una colpa da espiare. Ci sono persone che non sono in grado di confrontarsi con la realtà, perché non riescono a venire a patti con il dolore della vita. Forse sono solo anime troppo sensibili, che assorbono come spugne il male di vivere, caricandosi fardelli che a volte nemmeno appartengono loro. Rinchiudono i traumi del passato in un angolo delle loro menti e vivono sospesi, come in un’attesa continua. Ma ogni tanto l’eco della paura ritorna, i pensieri ossessivi diventano voci reali che nessun altro può sentire. Quando la tragedia inevitabilmente arriva, (perché nelle vite di tutti capita qualcosa di tremendo) il passato con i suoi mostri non si accontenta più di un angolo polveroso della mente; mangia il cuore di quelle anime fragili e succhia loro quel po’ di vita a cui erano riuscite faticosamente ad aggrapparsi, trasportandole chissà dove… probabilmente in un luogo in cui i ricordi felici sono la sola realtà con cui dover convivere.
Borges , a proposito del piacere della lettura , scriveva così ” Altri menino vanto delle parole che hanno scritto ; il mio orgoglio sta in quelle che ho letto ”
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