Conoscere il Medio Oriente

IL CACCIATORE DI AQUILONI, di Khaled Hosseini 🪁

Sono trascorsi diversi anni da quando lessi questo romanzo, pubblicato per la prima volta nel 2003. Erano anni in cui in tutto il mondo si sentiva ancora tremendamente l’eco degli attacchi alle Torri Gemelle, una strage irreversibile destinata a cambiare per sempre la storia dell’umanità. Il comune sentire di noi occidentali era dominato da un feroce risentimento nei confronti dei terroristi afghani autori dell’attentato e si guardava al popolo islamico come ad una fucina di orrori, patria di un assolutismo religioso e politico per noi inconcepibile. In questo clima così teso e adombrato d’odio “Il Cacciatore di aquiloni” fa il suo ingresso e rimescola le carte, pronto a far conoscere a noi occidentali la storia dimenticata dell’ Afghanistan attraverso il racconto di un’amicizia nata a Kabul nel 1970. Amir, di etnia sunnita, è il figlio di un uomo benestante che si è fatto strada nella vita mentre Hassan, di etnia sciita, lavora come domestico insieme a suo padre nella casa del ricco Baba, il padre di Amir. Tra i due ragazzini si instaura subito un forte legame, destinato però a incrinarsi a causa di un tragico avvenimento, proprio durante la tradizionale gara di aquiloni che i due bambini riescono a vincere grazie al loro straordinario affiatamento. Sullo sfondo di un Paese martoriato da guerre intestine, si snoda una vicenda umana complessa ed emozionante che arriva a toccare tutti i sentimenti più profondi che albergano nel cuore di ogni essere umano: amicizia, colpa, vergona, rimpianto, perdono, espiazione. Accostare questi temi universali a una realtà così distante dalla nostra aiuta noi lettori ad empatizzare con i protagonisti e, di conseguenza, a guardare al mondo islamico con occhi nuovi, privi di pregiudizi. Hosseini ha il grande merito di aver fatto conoscere a noi occidentali la storia nascosta di un paese diviso da anni di fanatismi religiosi, guerre, occupazioni straniere, attraverso la nostalgia e il dolore di uomini che quel paese lo hanno amato profondamente, come una patria amorevole e generosa. Come ho scritto all’inizio, per me, come credo per tanti altri, l’Afghanistan è sempre stato solo sinonimo di terrore e inciviltà, un luogo dove l’essere umano non è più tale, un paese senza infanzia, senza diritti, senza passato. Hosseini ha restituito al popolo Afghano radici e dignità e anche solo per questo varrebbe la pena di leggere il suo romanzo. Per cui, se durante i vostri giri in libreria vi imbattete in questo volumetto, non esitate a comprarlo: vi aprirà gli occhi su una realtà sconosciuta, ed impareremo a comprendere meglio  un Paese e un popolo che è stato letteralmente annullato nella sua identità da vicende storiche violente e dolorose.

LEGGERE LOLITA A TEHERAN, di Azar Nafisi 📖

Leggere Lolita a Teheran” è un romanzo di Azar Nafisi, professoressa di letteratura anglosassone presso l’università di Theran, pubblicato nel 2004. Il testo è strutturato  in quattro parti,  ognuna delle quali prende il nome dei romanzi che la professoressa, più di ogni altro, amava insegnare ai suoi studenti: Lolita, Gatsby, Daisy Miller e Orgoglio e Pregiudizio. Questi titoli rappresentano il simbolo  del legame che lei e le sue studentesse  ebbero con la letteratura in quegli anni  terribili, un’ancora di salvezza  alla quale  rimasero aggrappate per non venire inghiotte dal buio della repressione e restare umane, vive, consapevoli. L’Iran è un paese con una storia millenaria affascinante, culla di antiche e nobili civiltà, ma  purtroppo la mia generazione ha imparato a conoscerlo solo dopo la rivoluzione islamica degli anni settanta, quando l’ estremismo religioso e politico dell’Ayatollah Khomeini lo trasformò in un acerrimo nemico dell’ Occidente. Il romanzo è sostanzialmente la storia della professoressa Nafisi, figlia di un ex sindaco di Theran, che a tredici anni viene mandata a studiare in America, dove si formerà culturalmente. Dopo la laurea torna in Iran per intraprendere la  carriera di insegnante universitaria, ma il suo non fu un ritorno in patria, bensì l’inizio di una nuova vita in un paese radicalmente cambiato, ormai straniero. L’estremismo religioso imponeva divieti al limite del surreale, che di fatto rendevano impossibile una normale formazione, soprattutto per le ragazze. In un clima così apertamente ostile alla cultura, la letteratura rappresentava per queste giovani un mezzo per evadere da un contesto familiare e sociale opprimente ed una concreta possibilità  di riappropriarsi di sé stesse e della  propria libertà di pensiero, quando tutto il resto veniva negato. “Leggere Lolita a Teheran” è una contraddizione in termini nell’Iran di Khomeini, è l’espressione individuale  contro un regime che omologa e che invade ogni spazio privato, è il potere della letteratura che arricchisce di nuove prospettive contrapposto alla censura cieca  del totalitarismo, è la libertà di raccontare una storia qualunque contro il perfetto, irreale eroismo dei martiri religiosi. Nonostante le atrocità che è costretta a vedere e a non contestare mai, pena la propria sopravvivenza, si percepisce l’ amore profondo di Nafisi per le sue origini, per il suo paese martoriato dal fanatismo religioso e da anni di guerra con l’Iraq, per quell’antica Persia che la rivoluzione avrebbe dovuto restituire al popolo e che invece, come tutti gli atti violenti ed estremi, tradì i suoi ideali ed ebbe conseguenze nefaste.

OGNI MATTINA A JENIN, di Susan Abulhawa ☀️

Questo romanzo, pubblicato nel 2006, si è rivelato fondamentale per comprendere meglio l’annosa crisi medio orientale che, soprattutto in questo ultimo periodo, si è riacutizzata in modo allarmante. Sento parlare di “questione palestinese” da quando sono piccola, eppure niente come questo libro è riuscito a chiarirmi le idee o comunque a gettare luce su un pezzo di storia contemporanea che colpevolmente ignoravo. Abulhawa racconta, attraverso la voce di Amal, nipote del patriarca della famiglia Abulheja, sessant’anni di storia palestinese, dal 1948 fino ai giorni nostri. Viviamo così il drammatico esodo della famiglia Abulhawa, costretta a rifugiarsi nel campo profughi di Jenin dopo che Israele si impadronì con la forza delle loro terre, perpetrando violenze inaudite e massacri sulla popolazione inerme. Amal assiste impotente a quegli orrori che disintegrano poco alla volta tutti i suoi affetti, che uccidono suo nonno e il suo amatissimo padre, che fanno impazzire di dolore sua madre, che porteranno i suoi fratelli a crescere l’uno come palestinese e l’altro come israeliano, nemici inconsapevoli della propria identità. Attraverso gli occhi di una bambina che si trasforma in donna assistiamo a terribili eccidi, lotte per la supremazia che trascendono i confini religiosi, vergognose ingerenze delle potenze occidentali, rappresaglie spietate e continue in nome di un dio che ormai chiunque ha dimenticato. Nonostante queste necessarie ricostruzioni storiche vi sono pagine pregne di bellezza e tenerezza, quella legata ai ricordi della famiglia Abulhawa, alle placide scene di vita quotidiana, all’amore che Amal e i suoi antenati hanno sempre riversato in quella terra prima che venisse loro rubata, negata e fatta a pezzi insieme alla loro identità di palestinesi. E’ un libro che racconta un’altra verità, quella del popolo arabo, quella che nelle cronache dell’epoca non troveremo mai. Quella che vede Israele come l’usurpatore, che costruisce uno stato sulle macerie di un altro, appoggiato dall’occidente che pur di esportare il suo ideale di democrazia chiude gli occhi e, in silenzio, avalla anni di genocidi. Dopo tutte le ingerenze, le ritorsioni e le violenze reciproche non è possibile stabilire a posteriori chi siano i giusti, e questo romanzo non ne ha la pretesa. L’unico intento dell’autrice è quello di dare voce ad un popolo senza più patria nè identità, affinché la storia non identifichi più il mondo islamico solo con l’aberrazione morale e la follia dei kamikaze.

5 risposte a “Conoscere il Medio Oriente”

  1. Questi tre libri sono davvero un ottimo punto di partenza per chi vuole capire meglio il Medio Oriente, una regione così complessa e spesso fraintesa. “Il Cacciatore di Aquiloni” ti porta in un Afghanistan che va oltre i soliti cliché, raccontando una storia umana e toccante che ti fa vedere quel paese con occhi nuovi. “Leggere Lolita a Teheran” è una finestra su un Iran opprimente ma anche su un desiderio di libertà che resiste, mostrando il potere della letteratura in un contesto difficile. E “Ogni Mattina a Jenin” ti colpisce dritto al cuore, raccontando la tragedia palestinese in un modo così personale e struggente che non puoi rimanere indifferente. Questi libri non solo informano, ma ti fanno sentire davvero quello che vivono le persone in queste terre, portandoti a riflettere su quanto sia importante andare oltre le etichette e i pregiudizi. Se vuoi avvicinarti a queste storie e comprendere meglio il Medio Oriente, questi tre titoli sono assolutamente da leggere. Box Libri

  2. complimenti per questa tua segnalazione, sono tre libri davvero importanti.

    di recente ho letto Ogni mattina a Jenim che mi ha lasciato un’impressione profonda.

    Ascoltare una voce fuori dal coro fa sempre bene, costringe a riconsiderare episodi di storia che ormai avevamo archiviato secondo l’interpretazione (occidentale) corrente. Come afferma un personaggio del romanzo, l’occidente ha fatto pagare agli arabi (palestinesi) l’orrore dell’olocausto permettendo che gli ebrei scampati avessero una patria in palestina.

    ml

    1. Grazie per il commento, di cui condivido ogni parola. I libri sono necessari anche per questo: ampliano la nostra visione delle cose e stimolano il nostro pensiero critico. Anche io sono rimasta profondamente turbata da “Ogni mattina a Jenin”, un libro necessario che tutti noi occidentali dovremmo conoscere.

  3. Cara Paola, non ho potuto leggere il tuo post, ma ho visto le copertine dei libei. Ho letto più volte ” Ogni mattina a Janom” Che mi ha fatto innamotare dei Palestinesi e aprire gli occhi sugli Israeliani. Lo consiglierei a tutti!

    Mia figlia mi ha letto le belle parole che mi hai lasciato nel blog. Purtroppo questo è un momento molto difficile e tragico della mia vita. Non solo ho il problrma della vista che spero risolverò entro novembre. Ma ho il dolore di vedere mio marito, che non ha mai avuto neppure un raffreddore, morire lentamente a causa di un brutto male che l’ha preso repentinamente. Ora è seguito dalle cure palliative. Sono spaventata e distrutta. Questa terribile prova non me l’aspettavo assolutamente. Perdonami se mi sono confidata, ma in questo momento ho bisogno del conforto delle prsone amiche perchè temo do non farcela da sola. Un caro saluto, Vitty.

    1. Cara Vitty, come vorrei in questo momento abbracciarti forte! Io me lo sentivo che c’era qualcos’altro dietro i tuoi silenzi e oggi mi hai dato una conferma che mai avrei voluto leggere. Le parole, che tanto amo, non servono a niente…è un dolore che conosco bene e so che ogni cosa che potrei dire sarebbe inutile e vana. Ma se la mia presenza virtuale può aiutarti anche in piccolissima parte a farti sentire un pochino meglio, eccomi qua. Io ci sono.
      Sei nei miei pensieri, oggi più che mai. Perché il “Sentire” e il “volere bene” non conoscono le barriere virtuali!

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