In una poltrona, con un gomito appoggiato alla tavola e con la testa posata sulla mano sedeva la più straordinaria donna che io avessi mai visto, e che mi rivedrò. Era vestita di un ricco abito: raso, merletti, sete: tutto in bianco. Anche le scarpe erano bianche. E un lungo velo ornato di fiori nuziali le scendeva dai capelli che pure erano bianchi. Sembrava non avesse ancora finito di vestirsi perché portava una sola scarpa, l’altra era posata sulla tavola vicino alla sua mano; e il velo era aggiustato solo a metà sulla testa; l’orologio e la catena non erano ancora stati messi,; e alcuni pizzi per il seno erano ammucchiati in disordine sul tavolo con i gioielli, con il fazzoletto, con i guanti, con i fiori e con un libro di preghiere.”
Così Charles Dickens introduce Miss Havisham nel primo incontro con Pip, protagonista di Grandi Speranze. Ed è subito chiaro che non si tratta di una donna come le altre, ma di una presenza sospesa, inquietante, destinata a lasciare un segno profondo.
Miss Havisham vive rinchiusa da anni in una ricca e decadente dimora chiamata Satis House, nei pressi del villaggio in cui Pip è nato e cresciuto, alla foce del Tamigi. Una casa immobile. Immobile come la vita che la donna ha deciso di congelare il giorno in cui tutto è cambiato. Gli orologi sono fermi. Non segnano più il tempo che passa, ma un’unica ora, ripetuta all’infinito: quella in cui ogni certezza è crollata.
La pendola del soggiorno non scandisce più i giorni, ma custodisce una ferita. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, Miss Havisham resta ancorata a quell’istante in cui il sangue le è sembrato abbandonare il corpo e la mente ha imboccato una strada da cui non è più tornata. Da allora, un desiderio di vendetta lento e ostinato diventa l’unica forza capace di tenerla in vita.
La madre muore quando Miss Havisham è ancora bambina. Il padre, travolto dal dolore, si allontana anche da lei, lasciandola sola nella grande dimora. Solo in punto di morte tenterà di rimediare a quell’abbandono, lasciandole in eredità la maggior parte delle sue fortune a discapito del figlio maschio, che non dimenticherà mai l’umiliazione subita. Nonostante la solitudine, la giovane cresce nell’agio, trasformandosi in una donna graziosa e affascinante. I suoi peccati saranno l’ingenuità e l’amore, e li pagherà entrambi.
Da adulta si innamora di Compeyson, un truffatore dai modi eleganti che ha messo gli occhi sul suo patrimonio, in accordo segreto con il fratello di lei. Messa in guardia dal cugino Matthew Pocket, Miss Havisham non ascolta: è troppo innamorata per dubitare. Quando Compeyson le chiede la mano, accetta senza esitazioni. Ma alle nove meno venti del giorno delle nozze, mentre indossa l’abito da sposa, riceve una lettera. Il promesso sposo la abbandona con poche righe, come si declina un invito indesiderato.
È in quell’istante che Miss Havisham ferma gli orologi di casa. Come se potesse inchiodare il dolore all’eternità, si trasforma in una statua grottesca di disperazione. Nulla viene più spostato. Nulla cambia. Nemmeno lei. L’abito da sposa resta addosso, la torta nuziale marcisce sul tavolo, la stanza diventa un mausoleo. Non è solo un rifugio dal dolore: è l’inizio di una lenta corrosione. La casa fatiscente, il corpo avvizzito, la pelle che non vede più la luce diventano il terreno perfetto per un rancore che cresce indisturbato.
Quando Pip la incontra, Miss Havisham ha poco più di cinquant’anni, ma ne dimostra molti di più. Ai suoi occhi appare come un incrocio tra una statua di cera e uno scheletro, con occhi inquieti incastonati in cavità vuote. Pip non comprende subito il pericolo. Il suo desiderio di riscatto sociale è troppo forte per permettergli di vedere con chiarezza.
Durante gli anni di isolamento, Miss Havisham chiede al suo avvocato Jaggers di adottare una bambina. Così Estella arriva a Satis House. Cresce educata alla freddezza, istruita a usare bellezza e fascino come armi. Miss Havisham la addestra a spezzare cuori, convinta di vendicarsi così del torto subito. Estella diventa una donna incapace di distinguere il bene dal male, persuasa che ferire sia legittimo. Pip, attratto e ingenuo, cade nel tranello. Crede che Miss Havisham voglia farne un gentiluomo per offrirgli Estella. Non vede l’umiliazione, scambia la crudeltà per destino.
Accecato dall’ambizione, Pip si allontana da chi lo ama, vergognandosi delle proprie origini. Convinto che solo rinnegando il passato potrà essere degno di Estella, intraprende un cammino che lo porterà lontano da sé stesso. Ma la strada tracciata dal male non conduce mai dove promette.
Quando Estella sta per sposare Bentley Drummle, Miss Havisham comprende finalmente l’orrore delle proprie azioni. Spezzare il cuore di Pip non le ha dato pace, solo altro dolore. La maschera si frantuma. Per la prima volta, chiede perdono. Brucia la lettera di Compeyson, come a liberarsi di un’ombra. Ma il fuoco divampa sull’abito consunto e la consuma.
Miss Havisham morirà poche settimane dopo, con il cuore finalmente libero e il perdono di Pip. La sua storia resta una delle più potenti rappresentazioni della vendetta che divora chi la coltiva, e del tempo che, anche quando viene fermato, continua a chiedere il conto.

Dickens mi piace tanto! Sa descrivere perfettamente le caratteristiche di ogni personaggio, facendoci vivere in prima persona tutte le emozioni che attraversano la storia. Ottima scelta di lettura <3 <3 <3 Buon pomeriggio Paola 🙂
Dickens è il mio scrittore preferito, di sempre! E’ proprio come dici: nessuno come lui sa descrivere le mille sfaccettature dell’animo umano e questo è il motivo per cui i suoi personaggi sono e saranno sempre intramontabili. Un abbraccio Vitty e buon week end!
buon week end anche a te Paola!!! <3 <3 <3
Miss Havisham è un personaggio indimenticabile!
Sì, meriterebbe un romanzo a parte!